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Compiti per settembre e IA: la didattica si rivoluziona

L’IA e una nuova visione pedagogica stanno trasformando i tradizionali compiti delle vacanze in strumenti di responsabilità e apprendimento critico.

Francesco Brunetto di Orizzonte Scuola ha intervistato Marcello Bramati, docente e giornalista, per discutere dell’evoluzione dei compiti estivi e dell’impatto dell’IA. Il tema, che accompagna le famiglie italiane da oltre un secolo, viene oggi riletto alla luce delle nuove tecnologie generative. Durante il colloquio, Bramati ha spiegato come la scuola debba mantenere tre cardini: presenza, valutazione e lavoro in autonomia. L’intervista si è concentrata sulla progettazione dei compiti che non dovrebbero essere un mero adempimento, ma un’occasione di crescita.

Si è discusso su come evitare che l’intelligenza artificiale sostituisca il pensiero critico degli studenti, trasformandola invece in un supporto didattico. Il focus si sposta dalla quantità di esercizi alla qualità del percorso educativo e della responsabilità personale. Bramati ha suggerito un approccio pragmatico che coinvolga famiglie e docenti in una nuova alleanza educativa. L’obiettivo finale è garantire la continuità dell’apprendimento senza invadere il necessario diritto al riposo. L’intervista ha esplorato le modalità più efficaci per valutare il lavoro svolto al rientro a scuola. Le dichiarazioni e i suggerimenti di Bramati delineano un ponte necessario tra la tradizione dei “libretti” e il futuro digitale.

Dal “dovere” estivo all’obiettivo di settembre

Il primo grande cambiamento proposto dal professor Bramati riguarda la terminologia e, di conseguenza, l’approccio psicologico: non più “compiti delle vacanze”, ma “compiti per settembre”. Questa distinzione non è un semplice trucco linguistico, ma un cambio di prospettiva fondamentale per studenti e famiglie. L’espressione tradizionale suggerisce un’invasione del tempo libero, quasi una “beffa” se accompagnata dall’augurio di buone vacanze.

Al contrario, definirli “per settembre” chiarisce lo scopo del lavoro: prepararsi al rientro, “rientrare in forma” come avviene per un atleta che non può restare tre mesi fermo sul divano prima di una competizione. In quest’ottica, Bramati sconsiglia vivamente le scadenze intermedie, come le consegne fissate a metà luglio tramite piattaforme digitali, considerandole una pratica eccessivamente invasiva che non rispetta il tempo della “vacanza” come “mancanza” dal banco.

Quali competenze allenare e quali far riposare

Nell’assegnare il lavoro estivo, il docente deve avere ben chiaro cosa sia necessario mantenere e cosa possa beneficiare di una pausa. Secondo Bramati, i binari su cui muoversi sono la lettura, la scrittura, il calcolo essenziale, le lingue e il metodo di studio. Queste sono abilità che, se trascurate per quattordici settimane, rischiano di atrofizzarsi, rendendo il rientro traumatico.

Al contrario, tutto ciò che riguarda la memorizzazione minuta e la ripetitività meccanica degli esercizi può e deve riposare. Per la scuola primaria, il consiglio è di mantenere un lavoro routinario e breve, magari dopo pranzo, seguendo il classico “libro delle vacanze” che i bambini spesso compilano volentieri. Per la secondaria, invece, il focus deve spostarsi sulla pianificazione e l’autonomia, aiutando i ragazzi a distribuire il carico di lavoro in base ai propri impegni estivi e viaggi.

L’IA come alleata trasparente nei compiti

L’ingresso dell’intelligenza artificiale generativa rappresenta la sfida più recente per la didattica. Gli studenti la usano già, spesso in modo non costruttivo, chiedendo l’esecuzione completa dei compiti. La proposta di Bramati è stata di integrare tale strumento in modo trasparente, chiedendo ai ragazzi di comportarsi come moderni giornalisti che dichiarano le proprie fonti.

Se un esercizio viene svolto con l’ausilio di una macchina, lo studente deve dichiararlo apertamente. Questo approccio serve a evitare ipocrisie e battaglie inutili tra docenti e alunni. L’obiettivo non è vietare l’intelligenza artificiale, ma insegnare a usarla per il confronto e la revisione, impedendo che la tecnologia sostituisca la facoltà cognitiva del singolo. In questo modo, l’innovazione non è data dal tablet in sé, ma dal modo in cui esso fa ragionare e discutere lo studente.

Una nuova valutazione basata sul percorso

Se l’intelligenza artificiale entra nel processo di studio, anche la valutazione deve evolversi. Bramati suggerisce che il docente non debba più valutare esclusivamente il prodotto finale, che con l’ausilio della macchina risulterà quasi sempre corretto, ma il percorso documentato. Gli studenti dovrebbero essere chiamati a presentare i prompt utilizzati, a individuare gli errori commessi dall’intelligenza artificiale e a produrre una breve riflessione finale sull’interazione avvenuta tra uomo e macchina. Questo metodo sposta l’attenzione sulle competenze critiche: saper interrogare lo strumento e saperne validare i risultati. È un modo per responsabilizzare lo studente, rendendolo consapevole dei limiti della tecnologia e costringendolo a un lavoro di revisione che è, di per sé, un potente esercizio di apprendimento.

Valorizzare il lavoro svolto al rientro in classe

Un errore comune è quello di far cadere nel vuoto il lavoro estivo, trasformandolo in un adempimento inutile. Al rientro, Bramati ha proposto di evitare “correzioni burocratiche” infinite, che spegnerebbero l’entusiasmo dei primi giorni. La strategia suggerita è quella della correzione a campione. Ad esempio, su tre temi assegnati, lo studente ne sceglie uno e il docente l’altro; in pochi giorni, attraverso ritiri mirati e controlli visivi rapidi, tutti gli alunni possono ottenere una prima valutazione entro la fine di settembre. Questo garantisce che il lavoro svolto venga riconosciuto e valorizzato, servendo contemporaneamente a “togliere la sabbia” dagli ingranaggi mentali e preparare la classe ai nuovi argomenti dell’anno scolastico in modo coinvolgente.

Pubblicato da Marco Della Corte

Mi chiamo Marco Della Corte e sono docente di ruolo al liceo. Insegno materie umanistiche e vivo la scuola ogni giorno, non da osservatore esterno ma dall’interno delle aule, dei collegi docenti, dei consigli di classe, delle riunioni con le famiglie. La scuola non è per me un argomento da commentare: è il mio lavoro, la mia responsabilità e una parte centrale della mia identità professionale. Negli anni ho visto cambiare normative, riforme, modalità di reclutamento, strumenti digitali, linguaggi educativi e aspettative sociali. Ho sperimentato direttamente cosa significhi confrontarsi con la burocrazia, con la precarietà del sistema, con le trasformazioni della didattica e con le nuove fragilità degli studenti. Ho deciso di creare Dentro la Scuola perché sentivo la necessità di uno spazio informativo serio, chiaro e indipendente, dedicato a docenti, personale ATA, dirigenti, studenti e famiglie. Un luogo in cui le notizie non siano solo riportate, ma analizzate. Un punto di riferimento che aiuti a comprendere davvero cosa sta accadendo nel mondo dell’istruzione. Credo che la scuola sia il vero laboratorio civile del Paese. È lì che si forma il pensiero critico, che si costruisce il senso della comunità e che si trasmette il patrimonio culturale. Per questo considero fondamentale offrire informazioni corrette, approfondite e contestualizzate. Con Dentro la Scuola voglio contribuire a una narrazione più consapevole del sistema scolastico italiano, partendo dall’esperienza concreta di chi lo vive ogni giorno.