Sally è una docente robot dotata di AI, avrebbe dovuto insegnare in una scuola di New York, ma il progetto non è andato a buon fine.
Non una supplente né una giovane docente appena laureata, ma un robot umanoide con intelligenza artificiale. È questa la scelta che un distretto scolastico dello Stato di New York era pronto a sperimentare per affiancare le lezioni in alcune classi. Il prototipo, chiamato Sally e realizzato dalla società canadese Realbotix, è stato progettato con sembianze estremamente realistiche: volto femminile, pelle in silicone, lunghi capelli scuri e un carattere definito accogliente, positivo e disponibile.
L’idea era quella di farne un supporto alla didattica, sfruttando le sue conoscenze, comprese quelle dedicate alla storia del territorio. Per acquistarlo erano stati stanziati circa 58 mila dollari. Un progetto che, però, non è mai arrivato in aula: la dura opposizione di genitori, insegnanti e sindacati ha convinto il distretto scolastico a sospendere la sperimentazione ancora prima del suo debutto.
Il progetto Sally finisce sotto accusa
La sperimentazione avrebbe dovuto prendere il via presso il Salamanca City Central School District, nello Stato di New York. Tuttavia, quello che inizialmente era stato presentato come un innovativo progetto educativo si è rapidamente trasformato in un caso nazionale. Nel giro di pochi giorni dall’annuncio, l’iniziativa è stata travolta da un’ondata di critiche provenienti da genitori, insegnanti e rappresentanti sindacali, che hanno espresso forti dubbi sull’opportunità di introdurre un robot umanoide all’interno delle aule.
Le contestazioni sono state così numerose da spingere anche le autorità scolastiche dello Stato a intervenire. In una lettera inviata al sovrintendente del distretto, la commissaria statale all’Istruzione Betty A. Rosa ha riconosciuto che le preoccupazioni della comunità scolastica sono tutt’altro che infondate. «Molti genitori, insegnanti e altri soggetti coinvolti sono comprensibilmente preoccupati per la presenza delle tecnologie di intelligenza artificiale nelle classi», ha scritto, riferendosi proprio al progetto che prevedeva l’arrivo del robot umanoide.
Di fronte alle polemiche, il sovrintendente Mark Beehler ha cercato di rassicurare l’opinione pubblica, spiegando che il robot non avrebbe avuto il compito di sostituire gli insegnanti né di gestire autonomamente le lezioni. Durante un incontro riportato dal New York Times, ha ironizzato sulle reazioni suscitate dall’iniziativa: «So che molti pensavano che stessimo per accogliere Terminator», ha affermato, sottolineando come il progetto fosse stato interpretato in modo molto diverso rispetto alle intenzioni del distretto scolastico.
Nonostante i tentativi di chiarimento, le rassicurazioni non sono bastate a placare le critiche. La pressione esercitata da famiglie, docenti e istituzioni ha infine portato alla sospensione della sperimentazione, almeno fino a quando non saranno affrontati tutti i dubbi relativi all’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito scolastico.
Il progetto Sally viene sospeso
Le proteste hanno avuto l’effetto sperato da chi chiedeva di fermare la sperimentazione. Il 24 luglio, infatti, il Salamanca City Central School District ha annunciato l’intenzione di congelare il progetto, rinviando l’arrivo di Sally nelle aule. Una decisione maturata dopo le forti perplessità espresse dalla comunità scolastica e dall’intervento del Dipartimento dell’Istruzione dello Stato di New York, che ha chiesto ulteriori chiarimenti sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale in un contesto educativo.
Progetto Sally: le prime reazioni giunte dall’Italia
La vicenda ha suscitato commenti anche nel nostro Paese. Tra i primi a intervenire è stato Marcello Pacifico, presidente nazionale dell’Anief, secondo il quale l’intelligenza artificiale può rappresentare uno strumento utile per il lavoro degli insegnanti, ma non deve mai trasformarsi in un sostituto della figura docente.
Pacifico ha inoltre espresso dubbi sul valore educativo di una lezione affidata a un robot, osservando che la didattica non può essere ridotta alla semplice trasmissione di contenuti, ma si fonda soprattutto sulla relazione umana, sull’ascolto e sulla capacità di comprendere i bisogni degli studenti.
Il sindacalista ha poi allargato la riflessione alla situazione italiana, ricordando come migliaia di insegnanti precari riescano a ottenere l’immissione in ruolo soltanto dopo molti anni di attesa, spesso intorno ai cinquant’anni. Una circostanza che, a suo giudizio, rende ancora più paradossale il dibattito sull’introduzione di robot umanoidi nelle scuole. Pacifico ha affermato tramite alcune dichiarazioni riportate da Tecnica della Scuola: «A questo punto, con i robot come Sally potremmo avere risolto tutti i problemi? Attenzione, la formazione scolastica non è questa».

La corsa ai robot umanoidi continua
Se a New York il primo esperimento ha subito una brusca battuta d’arresto, lo sviluppo dei robot umanoidi non sembra destinato a rallentare. Dal Giappone arriva infatti un segnale che conferma come le grandi aziende continuino a investire in questo settore.
La Mitsubishi Motors ha annunciato una partnership con Highlanders, startup nata all’Università di Tokyo, con l’obiettivo di sviluppare e produrre su larga scala robot umanoidi equipaggiati con sistemi di intelligenza artificiale. L’accordo testimonia come l’integrazione tra robotica avanzata e AI sia considerata uno dei comparti tecnologici più promettenti dei prossimi anni.
Se il progetto Sally è stato momentaneamente fermato, la direzione intrapresa dall’industria appare ormai tracciata. La vera sfida sarà capire in quali ambiti queste tecnologie potranno rappresentare un valido supporto all’uomo e dove, invece, sarà necessario preservare il valore insostituibile delle relazioni umane, a partire proprio dalla scuola.
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